lunedì 22 settembre 2014

Quello che vorrei...



Come cantavano i Righeira "l'estate sta finendo" (ehm, ci siamo appena tradite riguardo all'età) e con il cambio di stagione scatta puntuale la voglia di nuovo shopping!
Lo scorso inverno, visto il clima mite, non ho indossato neanche una volta i capi più pesanti e i soliti vestiti mi hanno stufato più che mai, così la voglia di nuovi acquisti mi ha spinta a varcare le soglie di Zara alla ricerca di qualche capo sfizioso e low cost.


Ecco il desiderio numero 1: la gonna in pelle. 
L'anno scorso mi ero fissata con i pantaloni ma poi ho deciso che mi avrebbero fatto sudare come un cammello e ho preferito soprassiedere, a parte il fatto che non ne ho trovato neanche un paio in cui non sembrassi un cotechino; maledetti skinny!
Questa gonellina mi è piaciuta parecchio: non ha l'aria troppo plasticosa (perchè naturalmente "pelle" è un eufemismo), arriva al ginocchio e costa solo 40 euro. Che faccio: compro?


Girullando mi sono imbattuta in queste, lo so che cosa state pensando "scarponcini con la zeppa, bleah!", so anche che ne avevo parlato male, ma solo gli stolti non cambiano mai idea. Sono leggerissimi e possono tornare utili se nevica. Però sono dubbiosa, ho sentito due ragazze commentare "sono come quelle di Fantozzi  a Cortina" e i miei entusiasmi si sono raffreddati..., inoltre costano ben 100 euro, che per un paio di scarpe made in Zara non è poco.  Finora non ne ho mai comprate perchè le trovo generalmente scomode e troppo care per quello che sono. Qualcuna di voi ha un feedback ?



Sbirciando sul sito ho notato la comparsa di parecchi vestitini al ginocchio, mi sono subito innamorata sia di questo degradè che di questo in stile nonna (in fondo si sa, io sono granny inside). 50 euro ciascuno.


Per chiudere in bellezza, un tuffo nel passato con la copia delle Stan Smith. Ho posseduto le originali al liceo e le ricordo come le scarpe più puzzolenti della storia, chissà che questa riproduzione riesca a migliorare l'originale? Per 40 euro, quasi, quasi provo!



mercoledì 17 settembre 2014

Storia della moda al Victoria&Albert

Abito da sera Lanvin, 1957
Conoscete il Victoria & Albert Museum? A me piace moltissimo perchè ho sempre avuto un debole per le arti decorative e trovo molto divertente passeggiare tra le sale immaginando chi e come usasse gli oggetti nelle vetrine.
Inutile dire che la mia sezione preferita è quella del "textiles and fashion": ci ho passato una mattinata intera e ora vi propongo un piccolo percorso di storia della moda, scusandomi per le orribili foto (le ho dovute fare con il cellulare in un ambiente buio e affollato).


Bello questo vestito vero? Il tessuto ha una stampa molto carina, il modello è semplice, sembra fresco e portabile. Ma... non sono ancora arrivati i tempi di "sotto il vestito niente". Guardate che strutture dovevano indossare le nostre povere antenate... fanno passare immediatamente la voglia di sfoggiare un abito così affascinante.


Manica, gonfia-manica, copri-manica, per non  parlare di busti e crinoline


Qui sotto un outfit matrimoniale di inizio Ottocento e un panciotto 
ricamato con amore da una fidanzata con piccoli non ti scordar di me.



Cambiamo secolo con questo splendido abito bianco, certamente più confortevole rispetto ai precedenti. Linee sinuose e fluide segnano l'arrivo dell'era contemporanea.


Gli anni Venti sono di sorprendente modernità e rappresentano bene un decennio di euforia e voglia di divertimento dopo le tragedie della Prima Guerra Mondiale.
Frange, abiti sottoveste, pizzo... per caso vi ricordano qualcosa delle collezioni per questo inverno? Anche nella moda, nulla si crea e nulla si distrugge.



Il famoso soprabito trompe-l'-oeil di Elsa Schiaparelli


Bikini o intero? Due costumi in maglia degli anni Trenta che certamente all'epoca suscitarono scalpore. Quello bianco ai nostri occhi sembra più la pancera della nonna, ma ho controllato attentamente, è proprio un costume da bagno.



Anche gli anni Trenta sono estremamente innovativi nella moda; qui sotto una tuta da sera in tessuto disegnato da Jean Cocteau, un completo da sera di Chanel con camicia jabot, giacca e pantaloni di rete paillettata (dono di Diana Vreeland, by the way) e un abito da sera in due pezzi in crepe de chine. Potrebbero tranquillamente essere indossati anche oggi, non trovate?



Con la Seconda Guerra Mondiale tutto cambia radicalmente: da feste e lustrini si passa a privazioni e bombardamenti. Qui vedete un tailleur made in Britain accuratamente studiato per evitare sprechi, un modello che le donne britanniche erano vivamente incoraggiate ad adottare: gonna dritta (assolutamente abolite le pieghe!), giacca lineare con quattro bottoni (non di più!), il tutto in tweed inglese (vietato importare dai paesi nemici!). E non pensate che la borsetta sia uno sfizio, in realtà è una custodia per maschera anti-gas.


Finita la Guerra, arrivano gli anni Cinquanta a portare il New Look di Dior. Buttate via le tessere annonarie, non c'è più bisogno di fare economie e risparmiare stoffa, i volumi sono ampi, voluminosi e ritornano in auge bustini e sottogonne. Sembra un inno alla modernità dei nuovi tempi ma a guardare bene non trovate un richiamo forte alle linee Ottocento?



Con gli anni Sessanta tutto cambia, arrivano le minigonne, la moda per giovani alternativa e irriverente, si abbandonano le convenzioni dell'abbigliamento formale. Cambia lo stile di vita, cambia la società, cambia il consumo, cambia il modo di scegliere i vestiti. E' da qui che parte una nuova storia che arriva fino ad oggi e chissà dove ci porterà.


La sezione "Textiles and Fashion" del Victoria & Albert Museum fa parte delle collezioni permanenti. L'ingresso al Museo è gratuito.
 

lunedì 15 settembre 2014

Negozi che ci piacciono: Bibi Gramaglia Selezione


Avete presente quei negozi bellissimi che hanno di tutto un po', quelli dove si entra per curiosare e si esce più cariche che da un ipermercato il sabato pomeriggio? Quegli angoli di paradiso dove viene voglia di comprare tutto, perchè è tutto così armonioso che anche gli oggetti più disparati sembrano creati apposta per stare insieme? Questo genere di negozi "di selezione" sono prerogativa delle capitali del nord dove minimal e buon gusto la fanno da padrone. 


borsa Guglielmo Musitelli

Non sempre però, perché noi ne abbiamo scovato uno proprio a Torino (così risparmiate  il costo del soggiorno nella capitale del nord e potete sbizzarrirvi con lo shopping senza troppi sensi di colpa e problemi all'imbarco). 
Questo angolo di paradiso porta il nome della sua creatrice: Bibi Gramaglia Selezione.

tavoli Apitico, vaso e bicchiere Jogaglass, quaderno animato Aninotes, collana Bibi Gramaglia

Animo creativo e vulcanico Bibi è arrivata alla sua "selezione" un po' per caso. Tutto è iniziato nel 2005, con l'hobby dei bijoux.  Presto si sono conquistati un posto in vetrina nei negozi del centro e da hobby si sono trasformati in professione. Ogni mia collezione deve essere diversa ma è importante per il processo creativo che abbia un filo conduttore preciso - racconta Bibi - nel mio caso, mi concentro sui materiali. Nel corso delle stagioni ho lavorato sui metalli e sui materiali naturali, come lana o pietre dure. Mi piace cambiare, così non mi annoio a realizzare i miei bijoux e non si annoiano le mie clienti ad acquistarli!


abiti Quincy Torino

Visto il successo dei bijoux, nel 2011 Bibi ha deciso di aprire un suo spazio a Torino: ho  pensato che sarebbe stato molto più interessante riunire due o tre marchi simili per concept e filosofia ma che producessero oggetti diversi.  Mi ha sempre divertito "mettere le cose insieme", ho contattato marchi che nel corso degli anni, per un motivo o per l'altro, avevano attirato la mia attenzione ed è nato Bibi Gramaglia Selezione



Bibi è ormai un'esperta conoscitrice del mondo della produzione artigianale, nel suo negozio trovate abiti, accessori, pezzi d'arredo, bellissimi oggetti e giochi per bambini (ma piacciono anche anche ai bambini-adulti), una linea di profumi... ma attenzione, sono tutti a produzione limitate e quello che c'è oggi potrebbe non esserci più domani.


cerchietto NoemiB

E' anche questo il bello di questo piccolo concept store, i marchi cambiano, si alternano e perciò vale sempre la pena di farci un giro: siamo sicure di non annoiarci e trovare sempre qualcosa di nuovo da comprare.


portamonete CoverLab
cappello paglia Rub Dub, pantaloni Quncy Torino, t-shirt Teeshare
teiera basculante Design Gang

Bibi Gramaglia Selezione
via Carlo Alberto 42/a, Torino
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collana Bibi Gramaglia
abiti SerenapolettogHella, borsa Guglielmo Musitelli

mercoledì 10 settembre 2014

Back to work - Dress for success

orange


Buongiorno care lettrici, eccomi di ritorno.
Quest'anno il back to work è stato più duro del previsto: sarà perché sono già in ritardo sulle scadenze pre-fissate, sarà perché il mio fedele pc si è di nuovo rotto (anche se dovrei dire ancora rotto, dal momento che l' assistenza me la restituito in condizioni peggiori di quando l'avevo portato), questa volta non riesco proprio ad ingranare, così ho deciso che per partire con il piede giusto inizio dall'outfit: una gonna divertente (anche se molto lady-like) e una sferzata di colore saranno la mia ricetta per un inizio pieno di energia e, un paio di scarpe dorate per percorrere la strada verso nuovi emozionanti successi!
E il vostro inizio come sta andando?




Back to work outfit

blusa Balmain 
sandali Office (76 euro)
borsa Hermès (molti, troppi, zeri)
anelli Madewell (22 euro)
rossetto Nars (25 euro)
occhiali Amazon (6.45)
gonna Osman (990 euro)


pics via Pinterest

lunedì 8 settembre 2014

Abiti da sposa molto speciali



Durante la mia permanenza a Londra, da topo di museo quale sono, ho passato un'intera giornata al Victoria&Albert Museum, in buona parte dedicata alla sezione 'textile and fashion'. Qui è allestita una mostra temporanea dedicata agli abiti da sposa, "Wedding Dresses 1775-2014", molto interessante sia dal punto di vista dell'evoluzione della moda sia dal punto di vista della considerazione sociale e del significato dell'abito.

Un abito di corte settecentesco (1775-80) indossato anche come abito di nozze.

Fino a tempi relativamente recenti, l'abito da sposa non era un unicum come oggi ma un abito da indossare più volte, anche per molti anni, e nel caso delle persone meno abbienti non era neanche fatto per l'occasione ma semplicemente il vestito migliore del guardaroba. Anche per questo, raramente gli abiti da sposa erano bianchi, una moda lanciata dalla regina Vittoria e poi affermatasi solidamente solo nel Novecento.

Un abito del 1841 in cotone bianco con motivi decorativi all'ultima moda. 
Il vestito venne indossato ripetutamente, come dimostrano diverse modifiche aggiuntesi nel corso del tempo


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Fino agli inizi del Novecento, l'abito da sposa seguiva la moda del momento ma senza troppi slanci di fantasia. Era ancora in uso l'abitudine di indossare l'abito per anni, perciò il modello non poteva essere troppo bizzarro. Già dalla seconda metà dell'Ottocento, in Inghilterra, molte spose acquistavano l'abito da sposa nei grandi magazzini, che offrivano una buona scelta di modelli. La lavorazione a macchina e in serie permetteva di produrre abiti di qualità a prezzi inferiori delle sartorie



Due abiti provenienti da grandi magazzini londinesi, con ricami e pizzi realizzati a macchina. Quello viola è del 1899, quello bianco è datato 1902; entrambi sono abiti relativamente semplici, molto diversi dall'abito da sposa come lo intendiamo oggi.



La Belle Epoque segna un forte cambiamento nello stile di vita e di conseguenza anche nell'abito da sposa. Qui sotto ne vediamo uno del 1914, rigorosamente bianco, perfettamente aderente alla moda contemporanea, con un lungo strascico. E' in questo periodo che i giornali incominciano a dedicare spazio ai matrimoni importanti, con articoli e foto dedicati specificamente alla toilette della sposa che contribuivano ad accrescere la curiosità sull'abito e farne un mito.



Dopo la prima Guerra Mondiale la modernità avanza a grandi passi e c'è chi è anticonformista e preferisce sposarsi in rosso, come Helen Monica Maurice che nel 1938 sceglie un abito da giorno in seta rossa trasparente con sottoveste in seta artificiale e cintura a contrasto.


Tra gli anni Venti e i Settanta non è infrequente sposarsi in corto; qui sotto vediamo lo schizzo di Wendy Ramshaw per il suo abito da sposa, bianco con profili verdi, e per quello delle damigelle, un modello molto simile ma in verde (1962).


 
Gli anni Settanta sono il momento dell'anticonformismo per eccellenza. Che sia l'abito bianco e lungo o qualcosa di meno convenzionale, il vestito da sposa è disegnato per essere unico, originale, per valorizzare la sposa e per stupire gli invitati. Qui vediamo il soprabito indossato da Bellville Sasson, dipinto a mano con motivi di ispirazione indiana, ma c'è chi sceglie di sposarsi in sari, chi in un lungo cappotto bordato di pelliccia, chi sceglie vestitino e stivali mod e chi l'abito bianco e lungo ma decisamente hippie.



La seconda sezione della mostra è dedicata agli abiti da sposa dagli anni Ottanta ad oggi prestati da personaggi famosi, molto divertente e anche abbastanza illuminante sul carattere e lo stile delle gentili prestatrici.
Vediamo chiaramente che negli ultimi trent'anni l'abito da sposa diventa un capo 'signature', deve essere unico, speciale, rispecchiare il gusto di chi lo indossa, e per affermare la propria personalità e il proprio gusto ogni eccesso è permesso.



Iniziamo con la sobrietà della Duchessa di Cornovaglia, meglio nota come Camilla, che per la cerimonia di nozze con il principe Carlo indossava un soprabito lungo e lineare ma pur sempre dipinto a mano e ricamato in oro.




Di tutt'altro stile l'abito qui sopra, di Ian Stuart (2011), che non a caso si chiama "flower bomb". Ricchissimo e sexy sia nelle forme che nei tessuti (raso, taffetà, tulle, organza e ricami metallici, per non farsi mancare niente), sembra più un abito da red carpet che da matrimonio.



Questo invece è l'abito "Rapunzel" di Jenny Packham, in chiffon e Swarovski. Disegnato nel 2014 per festeggiare i 25 anni del marchio è andato subito sold out.
E per chiudere in bellezza, un vestito fuori dagli schemi per una donna fuori dagli schemi, Dita von Teese, che indossò questo splendido abito in seta viola cangiante, disegnato per lei da Vivienne Westwood, in occasione delle nozze con Marilyn Manson nel 2005. L'improbile matrimonio è naufragato da tempo ma il vestito è ancora qui per noi e mantiene un'innegabile fascino.


 
Se volete saperne di più, potete consultare il sito del V&A, potete acquistare il catalogo nella sezione books oppure potete andare a Londra e visitare la mostra di persona, c'è tempo fino al 15 marzo 2015!
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